Una sera d’estate un amico mi fece notare quanto secondo lui avessi bei piedi. Non conta fosse ubriaco. Ho abbassato lo sguardo e sono rimasta cosi -> O__O ‘Cavoli ho due piedi..e sono pure carucci!‘.
Da quel giorno abbiamo instaurato una buona e duratura amicizia: io gli ho insegnato a mettere lo smalto e loro che i sandali non sono poi cosi male.
Non so perche non avessi mai fatto caso a quei cosi laggiu, sono sempre stati li, umili, e io non li avevo mai guardati bene. Cosi ho cominciato a guardarmi intorno..o meglio..a guardare anche i piedi altrui.
No, non sono feticista, semplicemente ho preso atto che esistono anche arti inferiori da sbirciare (ecco si forse sono Voyaeurista).
Effettivamente da quando mondo è mondo i piedi ci sono sempre stati e c’è chi dice che i primi bipedi camminassero senza scarpe: in antichità la pulizia di questi era lasciata agli schiavi o era simbolo di benevola ospitalità, da decifrare in ambito magico, sessualmente poi potrei aprire un post apposito, senza contare medicina (curativa e patologica), alcuni sport, filosofia, cultura (usi e costumi), arte e moda.
In Cina la fasciatura dei piedi veniva considerata un simbolo di castità, un codice morale di sottomissione e una forma di bellezza quella di averli costretti e minuti a seguire i canoni d’epoca (Loto d’oro) o utilizzando fasciature tanto estreme da modificarne addirittura struttura ossea [link esplicativo].
Dal Giappone il romanziere Tanizaki Jun’ichirou ne svelò i segreti erotici aiutando l’espansione di questa lontana passione anche in occidente; fin dai tempi delle Geishe, il piede era considerato parte integrante della bellezza femminile. [Cosa che non ha nulla a che fare con l'usanza di togliersi le scarpe prima di entrare in casa, li, c'è tutto un discorso di pulizia e scortesia.]
A proposito di bellezza è curioso come nell’era di internet, dove gli uomini si prodigano in lifting, trapianti, profumerie e son soliti a curare mani e viso..non trovino spazio per i piedi (se non in alcune culture aborigene). In questo mio voyeurismo infatti, raramente sono incappata in uomini dai piedi curati (che non sia il mero tagliarsi unghie onde evitare urla in piena notte). Per le donne invece il calderone è immenso: anelli, smalti, cavigliere, tatuaggi..
E approposito degli aborigeni in Cambogia un unghia di piede mal curata pare sia simbolo di santità, mentre ho appena scoperto che il nome del popolo dei Patagoni significa piedoni mentre quello degli indigeni Raramuri piedi veloci.. è inutile poi menzionare la tribu dei Piedi neri, mh? ;)
Ci sono poi bande di genti che seguono un preciso stile di vita ’scalzo’ (stagionali, festivi, cittadini, hikers, integralisti) dove andare a piedi nudi si confà a filosofia di sanezza, naturalezza di movimento.. aumentando la percezione di se stessi, la dedizione e il rispetto per la natura.
Su questo discorso ho pure scoperto esserci parchi appositi come questo (tra idroterapia e giochi vari, i percorsi si snodano su ghiaia, legno, erba.. con cambi di temperature e nuove esperienze plantari) per chi pratica il cosiddetto ‘barefooting o gimnopodismo‘ (molto in voga in Germania, Nuova Zelanda e ovviamente l’immancabile punta di lancio, America). Dev’essere molto divertente da provare!
In Italia (rare attimi stereotipati dalla moda del momento a parte) camminare scalzi viene considerato un tabù, mentre all’estero moltissimi lo fanno senza troppi sguardi scioccati. Che le loro strade siano piu pulite e sicure? Certamente. Ma non fermiamoci solo a questo, ne alla nostra condizione podologa attuale: chi cammina scalzo abitua il piede ai cambiamenti climatici, indurendo la pelle e ottimizzando la presa di pianta e dita di conseguenza il dolore e l’indebolimento della caviglia sarà solo per un periodo iniziale, in cui i muscoli che non siamo soliti usare, prenderanno ‘coscienza di se stessi’.
Di certo girare scalzi per le strade italiane è una concezione troppo avanti per me seppur sia capitato in situazioni d’emergenza..e lo sarà finche non ci saranno abbastanza prati, spazi verdi o città pulite: tutto quello che è lontano dall’uomo potrebbe rivelarsi un ottima partenza di ritorno alle origini (consigli per cominciare).
Al non indossar scarpe si associa la condizione infantile e come non ricordare la fanciullezza quando si correva a piedi nudi giu per i prati o ci si arrampicava sugli alberi? Tutt’oggi porto con me un’po d’infanzia camminando a scalza -e scalzinata- per casa.
Confine, fuga, libertà, equilibrio fisico e mentale, queste le associazioni;
e per omaggiare quelle due protuberanze laggiu cosi piccole, indifese quanto toste e basilari.. non solo passerò una buona crema con sano massaggino ma tenterò di approfittare di questi giorni d’estate stando scalza il piu possibile, uscendo anche in giardino.. cosa che ho fatto proprio recentemente quando l’erbetta era ancora fresca, morbida e verde, la terra friabile, reggente quel velo d’umidità dell’innaffiatura precedente.
Ho raccolto i pomodiri cosi: scalza. Ed è stato bellissimo riscoprire il piacere di sensazioni sopite :)
Chiudo con qualche link: Natiscalzi (gruppi italiani di barefooters) Mouse da Piede
..e una goliardica foto tra piedi amici (Germania, 2005)

